lunedì 18 settembre 2017

Aspettando Maria

Dopo Irma, stiamo aspettando Maria, non so se per cattivo gusto o per scaramanzia le abbiano dato il nome della Madre della Fede Cristiana. José si è spostato verso nord danneggiando le Bahamas del nord e probabilmente le Bermuda. La strada di Maria, invece, sembra diretta verso le Antille e i Caraibi. Secondo previsioni ancora forzatamente premature, sembrerebbe che le condizioni atmosferiche generali che peraltro possono cambiare, le aprirebbero un “canale” che sfiorerebbe la punta orientale di Cuba, peraltro ancora  sotto shock per Mathews, l’anno scorso e per la fresca, fresca Irma, per poi virare decisamente a nord. La distanza di Oceano ancora da percorrere da grandi possibilità di un aumento d’intensità nel suo tragitto, arrivando da queste parti come Uragano di Grande Intensità: categoria da 3 a 5 nella scala Simpson-Shappire. Nel momento di questo post sta passando sulle Piccole Antille, già rase al suolo da Irma, con categoria 2
Nel frattempo, in questa zona prevalentemente baciata dal clima e dai vacanzieri delle latitudini nord (o anche sud, specialmente a seconda delle stagioni) il Messico non ha niente da invidiare a nessuno in fatto di catastrofi, infatti contemporaneamente al “piccolo” uragano Max di categoria 1, ha ricevuto una delle più grandi scosse di terremoto a memoria d’uomo: scala 8.2 Richter. Paragonabile solo a quello del 1985 che fece stragi nella capitale del Paese.
Come ciliegina aggiungiamo che hanno Trumpone come vicino di casa…

Disgrazia o tragedia?


                     Cartolina ricordo di Irma, senza amore...

sabato 16 settembre 2017

Irma, la non dolce

Giorni or sono, mentre “Irma”(non certo la “dolce” come nell’omonimo film) si approssimava alla costa nord dell’oriente cubano, ho ricevuto una mail da un amico il quale mi comunicava che i “pessimisti” prevedevano una catastrofe all’Avana. Guardando i pronostici emessi continuamente dal Servizio Meteorologico e dalla Difesa Civile ho sottovalutato con ottimismo e leggerezza la situazione. La traiettoria era sul mare, parallela alla costa nord, con possibilità di toccare terra in alcuni punti delle regione centrale. I Cayos della zona ne sanno qualcosa come le province di Villa Clara, Ciego de Ávila e Sancti Spiritus. Il problema da me sottovalutato era l’ampiezza di tale perturbazione di categoria 5,  ovvero il massimo previsto dalla Scala Sapphir-Simpson con venti di circa 290km/h con raffiche di oltre 300 e che il raggio (oltre 100km. per un diametro di più di 350 del sistema) attorno all’occhio, manteneva la potenza dei venti, seppure non massimi, ma attorno ai 200kmh, penetrava sul territorio cubano. Altro mio ottimismo è stato che il cono di traiettoria, prevedeva una curva a nord (che c’è stata), prima di raggiungere le coste dell’Avana, ma anche qua ho sottovalutato l’ampiezza del fenomeno atmosferico. Naturalmente “catastrofe” è un termine relativo e si può usare in differenti contesti, nel caso specifico non si può paragonare la catastrofe di Barbuda o Saint Martin (le peggiori), o quelle di altri Paesi toccati più direttamente. In ogni caso Cuba è stata toccata duramente dal settore sud dell’uragano che fra l’altro è quello che portava la maggior parte dei venti di grande intensità, facilitata dalla fase di luna piena e dall’alta marea della notte. Il risultato, comunque catastrofico, è stata una penetrazione del mare mai vista a memoria d’uomo con la saturazione completa dei tre tunnel dell’Avana, diversi crolli, la sospensione di corrente  e telefono (di internet non se ne parla se non da alcuni “punti Wi-fi) che se per noi è stata di circa 4 giorni, in altre zone prosegue. Personalmente ho subito la seconda inondazione della mia Polsky Fiat 126, con l’aggravante che questa volta si tratta di acqua salata e non di pioggia. Insomma, se al tutto c’è il peggio, la nostra piccola “catastrofe l’abbiamo avuta anche qua. Bisogna riconoscere che le autorità nazionali e locali hanno mobilitato tutte le forze possibili per la prevenzione e il recupero raggiungendo fasi di riabilitazione in tempi brevi, lavorando duramente 24 ore su 24, escludendo i casi più difficili e complicati che richedono qualche tempo in più. Grande disciplina e solidarietà da parte della popolazione in generale.